08 settembre, 2008

Hedge Fund Report: prima parte

Con questo post ho intenzione di iniziare una serie dedicata a raccontarvi la mia esperienza professionale che mi vede collaborare con un hedge fund londinese dal giugno scorso. Come promisi allora il mio intento è quello di condividere con voi l'esperienza accumulata grazie a questa proficua e preziosa collaborazione. Ecco quindi che con questo primo scritto inauguro una serie di post che cercherà di rendervi partecipi di tutto ciò che sto apprendendo in questi mesi di lavoro sui mercati con una visione nuova e fianco a fianco con i migliori professionisti del settore. E' stata un'estate particolarissima, che ha visto moltissimi hedge fund, anche blasonati e famosi, mostrare performance negative, sulla scia della crisi che si protrae da più di un anno e che ha investito tutto il settore. E' stato per me quindi motivo di orgoglio aver contribuito alle performance del fondo dei mesi di luglio e agosto, entrambe conclusisi positivamente.

E' stata un'estate strana, insolita, piena di lavoro e vuota di vacanze, ma al contempo entusiasmante data la quantità di novità professionali che ho avuto modo di sperimentare e che da oggi, da questo post, cercherò di condividere con voi.
Si dice che i mercati finanziari siano da sempre uguali a loro stessi, che la storia si ripete e sempre uguali paura ed euforia regolino i movimenti dei prezzi. Se da un lato questo è certamente vero, dall'altro ho avuto modo di notare come i mercati cambino a seconda della prospettiva con la quale ci poniamo davanti agli stessi.

Dal giugno scorso, come molti di voi ricorderanno, ho iniziato a collaborare con un hedge fund inglese, con sede a londra. Per loro ho iniziato una consulenza che si fonda sulla mia analisi dei mercati basata sul market profile e che arriva ai segnali operativi sui principali futures, in ambito intraday, fino all'analisi di titoli azionari dei mercati europei e statunitensi. Questa esperienza di trading quotidiano con dimensioni di investimento considerevoli rispetto agli ovvi limiti dei capitali personali, insieme alle finalità di trading, non solamente direzionale, mi hanno aperto gli occhi su un mondo che prima potevo solo immaginare è intuire, ma che ora posso conoscere e vivere con gli occhi di chi ha una posizione certamente privilegiata di visione dei mercati.

Dico privilegiata proprio perché mi sono reso conto del fatto che se da un lato, in effetti, i mercati sono sempre uguali a loro stessi, dall'altro è vero che molto dipende da come gli stessi si guardano, da quale prospettiva, da quale angolazione. Come ho avuto modo di constatare, la visione che da investitori e trader privati si ha è certamente limitata, parziale. Questo fattore, insieme a molti altri, rappresenta uno degli handicap iniziali che il trader privato deve cercare di superare, colmando le lacune che lo dividono dai professionisti dei mercati. Non sto con questo affermando che sia impossibile per un privato riuscire nel trading, ma che è importante fin dall'inizio cercare di aver chiaro in mente che il superamento di questi svantaggi deve rappresentare uno degli obiettivi primari. Colmare il gap di mezzi e conoscenza, come amo ricordare ai miei corsi, cercare fin dall'inizio di passare dall'altra parte della barricata, quella dei professionisti abbandonando quella dei dilettanti è degli investitori improvvisati.

Ricordo spesso come non sia tanto una questione di trader part time è full time, in fondo siamo tutti trader part time, anche noi che facciamo del trading e dei mercati la nostra vita, l'importante è cercare di avere un approccio professionale, cercare di capire come agiscono, secondo quali meccanismi operano e decidono i professionisti dei mercati.
E' ovvio che la mia esperienza col fondo londinese sta portando con se un patrimonio conoscitivo unico nel senso ricordato sopra e, come sempre il mio scopo sarà quello di condividere tutto ciò che conosco e apprendo con voi: attraverso queste pagine e gli incontri dal vivo, senza dimenticare gli utilissimi videolive, strumento sensazionale che sta cambiando per sempre il modo di fare formazione e di condivisione della conoscenza.

Una delle prime cose che ho notato con sorpresa, è la non necessità di operare in base a strategie direzionali. Mi spiego meglio, sapevo e conoscevo lo spread trading e il trading con le opzioni sui quali ho tenuto anche dei seminari, che permettono, sotto certe condizioni, di prescindere dalla direzione del mercato, ma qui il discorso è ancora diverso, per quanto semplice e scontato fosse io non ci avevo mai pensato.

Si tratta di una delle ragioni più semplici e intuitive, quella per cui i mercati esistono. Tutti i mercati, anche quelli finanziari. La compravendita. Le transazioni. Si, perché malgrado io stesso sappia benissimo che lo scopo principale dei mercati è quello di facilitare le transazioni, finisco spesso e umanamente col dimenticarlo, anche se poi pensandoci è la cosa più ovvia del mondo.

Mi sono così reso conto di come la visione che assumiamo dei mercati, come trader privati, sia certamente la più naturale, ma anche uan sola di quelle possibili. Mi spiego meglio, molto spesso gli attori del mercato hanno scopi e tattiche che si allontanano dalla mera direzionalità, portando a strategie che esulano dai fini che normalmente vogliamo dare quando vediamo vendere o comprare azioni, futures, opzioni o quant'altro. E' vero che tutti sappiamo in teoria come gli scopi per cui un attore si trova sul mercato possono essere i più diversi, così come i timeframe possono essere diversi, ma magicamente finiamo spesso col dimenticarlo, pensando così che tutti agiscano per gli stessi fini che muovono le nostre decisioni, così come, altrettanto spesso, finiamo col pensare che tutti i partecipanti al mercato abbiano lo stesso timeframe da noi scelto.

Ecco quindi che quando, magari leggendo la tape, vediamo passare una grossa quantità in acquisto o vendita risulta istintivo pensare che la stessa quantità è stata scambiata per fini simili ai nostri, anche se poi razionalmente comprendiamo come non sia necessariamente così. Può darsi che quel grosso quantitativo sia stato comprato o venduto a fini di copertura o per costituire o smobilitare una posizione molto ampia e così via. I fini possono essere tantissimi, anche se, umanamente, finiamo col tendere a pensare ai fini tipicamente direzionali e discrezionali che muovono la maggior parte dei trader privati, ma certamente non la maggior parte dei volumi in borsa.

Ecco, il primo insegnamento che vorrei condividere con voi è proprio questo, il fatto che gli scopi delle nostre controparti, quando vendiamo o compriamo sul mercato, possono essere molteplici e la lettura degli stessi è forse la cosa più importante e anche, non lo nego, ardua da fare. La collaborazione con l'hedge fund, mi ha permesso di comprendere come i vari attori e, tra questi,
quelli di dimensioni più consistenti, agiscano e intersechino i loro molteplici interessi sul mercato. Vedere come funzionano le cose nella realtà è, come sempre, la miglior scuola che non fa altro che cementificare i concetti che si erano appresi in teorie. Cose spesso scontate, come queste, sembra quasi che finiscano apposta nel dimenticaotio, per farci assumere un atteggiamento sbagliato nel momento in cui analizziamo i mercati e i movimenti dei prezzi. L'esperienza diretta permette invece di vedere dal vivo e quindi non dimenticare, queste dinamiche e meccanismi, che poi rimangono ben impresse nella mente.

E' proprio vero che nulla paga come l'esperienza diretta, anche se da parte vostra, dev'esserci uno sforzo, che ritengo da sempre necessario, di immedesimarsi nella mente e nelle azioni dei grandi del mercato, per cercare di comprenderne scopi, strategie e metodi di trading. Spero da queste pagine e tramite i nostri incontri di riuscire a trasmettervi una parte di queste esperienze fondamentali, che, anche se indirettamente, potranno così entrare a far parte del vostro bagaglio di conoscenza e preparazione. Sapete bene come spesso abbia sostenuto come sia perfettamente inutile lamentarsi di cospirazioni e manipolazioni da parte dei grandi, come lo stesso Trichet ha ammesso recentemente, è molto più saggio soffermarsi sulla comprensione dei meccanismi di domanda e offerta, che regolano da sempre i mercati di tutto il mondo, inclusi quelli finanziari.

continua